Sergio Calzone, Achab e Ismaele

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12,00

EAN: 978-88-99783-64-8 Collana: Product ID: 945

Descrizione

 

Dopo La strada di Alcanà (96, rue de-La-Fontaine Edizioni, 2017), ecco il secondo volume della Trilogia dei Classici. Mentre il primo era dedicato al Don Chisciotte della Mancia di Cervantes, qui è il Moby Dick di Melville a essere posto “sotto la lente” di una rilettura che indaghi ciò che appare il “seguito” della storia ma che, in un crescendo di rivelazioni, finisce per coinvolgere e presentare un volto nuovo del grande classico.

E se, dietro l’apparente follia di Achab, vi fosse stato dell’altro, così come dietro l’apparente innocenza di Ismaele?

Abbiamo qui un romanzo “dietro il romanzo”, poiché, come ha scritto Theodor Adorno, “l’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”.

pp. 134

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1 recensione per Sergio Calzone, Achab e Ismaele

  1. Valutato 4 su 5

    Marina

    L’Autore “osa” scrivere un ‘sequel’ del celebre romanzo d’avventura “Moby Dick”, di Herman Melville. E non è certo facile creare qualcosa di attraente ponendosi con intelligenza e originalità ai piedi di uno dei massimi capolavori della letteratura americana, nonché una delle pietre miliari nell’intera storia del genere. Ma la sfida può dirsi vinta: con la sua fantasia sbrigliata ma pertinente, il suo linguaggio elevato ma fluente e irto di lucenti metafore, i suoi personaggi disegnati a inchiostro di china e le sue inquadrature (di interni o di paesaggi) straordinariamente scenografiche, lo scrittore ci regala una storia che nasce dalla precedente con la stessa naturalezza (ma anche fine elaborazione) con cui una perla si forma fra le valve di un’ostrica. Il suo breve romanzo si svolge pochi anni dopo il tremendo disastro del Pequod, l’imbarcazione trascinata negli abissi insieme al suo equipaggio (compreso il mitico capitano Achab) dall’urto mortale con il gigante bianco, l’enorme balena Moby Dick. Ismaele, l’unico fortunosamente sopravvissuto, dopo aver vagabondato per i mari, torna nei luoghi da cui la storia aveva preso avvio, e così comincia un’affascinante avventura nuova, con altri incontri e vicende, ma tuttavia irrimediabilmente aggrovigliata al passato, come in una rete dai nodi inestricabili, immersa nel costante soffio salmastro del vento oceanico, tra abbandoni e seducenti nostalgie, e con un terreno sempre oscuro sotto i piedi: amaramente consapevoli, nel loro fatale andare, di come – pur con tutta la sua ostinazione – non sia mai l’Uomo a determinare gli eventi, ma un Destino che, manovrato o meno da una mente ordinatrice, è comunque più forte e più grande di lui. Un romanzo bellissimo e avvincente, che forse lo stesso Melville, se mai avesse potuto leggerlo, non avrebbe esitato ad applaudire.

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